In memoria di Pier Paolo Pasolini

PPP per me è stato il battesimo del fuoco – o meglio: del sangue. La prima voce poetica che non si esauriva in ciò che conoscevo o potevo immaginare, ma mi parlava di tutto quanto io non conoscevo né osavo inventare.

Voglio ricordarne la stoffa intellettuale con una poesia letta dalla sua voce, in cui mi riconosco pienamente, poiché anch’io – che non so far altro che generare futuro (ricercando, pensando, sperando) – sono una forza del passato.

Album_Labirinto

 

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Una calma domenica al mare sotto un cielo di nuvola spessa.

Il silenzio e il chiacchierio di una vasca d’acquario ben popolata.

La osservo dall’esterno e da dentro, senza la certezza di dove mi trovi

o di cosa stia guardando.

 

|Stante_Introduzione

6.Ironia della sorte-piazza Chiesa di S. Martino

|Ironia della sorte

Gli oggetti, a volte, sembrano avere un loro proprio senso dell’umorismo. Infatti, si adattano senza imbarazzo a condizioni anche molto distanti da quelle per cui sono stati pensati. Un divano può tranquillamente sentirsi a proprio agio sulla porta di casa, intanto che un galletto non sa se cantare oppure no.

Porte, finestre, cancelli. Dovrebbero aprirsi e lasciare libero il passaggio, perchè in fondo, è ciò per cui sono stati costruiti.

Tuttavia, è molto più semplice trovare porte a vetri, pesanti e blindate, cancelli chiusi a doppia mandata, finestre murate. Le uniche presenze in questo spazio appiattito sono ombre, riflessi, rimanenze di corpi in procinto di dissolversi.

Così, i luoghi di transizione tra il dentro e il fuori non sono più pretesto per indugiare sui limiti e sporgersi dai confini, ma diventano simboli dell’inganno: lì dove si spera l’apertura imminente, la luce che filtra, la liberazione, si consuma la delusione di vedersi inappellabilmente respinti.

Che questo sia o meno effetto di un carattere antropologico del nostro tempo è una buona domanda. Intanto che ce lo chiediamo a vicenda, siamo come il galletto sotto il portico: chiusi fuori, dormiamo su vecchi divani, fintanto che non fa troppo freddo.

.Vimeo Giulia Colombo, Album_Stante 

|Mosaico_

Racconto ispirato a Skirt, video vincitore del Vimeo Award 2012 per la sezione Fashion.

Lettura del racconto con sottofondo di Trois Gymnopédies di Erik Satie.

 

Che porti nelle tasche? Pare pesino come sacchetti di pietra. Cammina il rumore con te, ti sobbalza accanto. Rimane vuota la zona limitrofa al tuo corpo. O almeno, questo fin quando non ti guardo.

 

– – –

 

Disposte le tazze in ordine, intrecciati i cavi nel modo esatto in cui si possono sciogliere facilmente. Ricordare a memoria le geografie delle tue cose meschine.

Solo così potrei metterti in disordine.

 

– – –

 

  • Ciao.
  • Salve.

Cammina fino alla soglia della sala da pranzo: finiture d’acciaio e impiallacciature sottili. Chiaro sventolare di tende monocrome.

  • Vado.

Si volta: la porta grigia ha un cardine inclinato.

Si china.

Disegna nella polvere del pavimento una linea curva, che s’arriccia, ancora, si piega nuovamente. Si tronca.

Impronte di sudore s’allontanano. Un sole polveroso pulisce il pavimento.

 

– – –

 

E’ notte. Sta già dormendo quando rientra. Respira sottile.

Trattiene un colpo di tosse. Piega i propri vestiti accanto al gomitolo dei suoi. Sofferma le dita sulle sue carte. Un po’ sono per terra, sotto penne astucci calze lacci. Ne prende uno, lo rotea tra le dita. Lo annusa: cenere sudata. C’è anche una macchia di sangue.

– – –

 

Apre gli occhi. Il freddo attraversa le lenzuola: tenue, lambisce la pelle nuda. Leva il collo.

Tutto è stato ordinato per dimensione, colore, struttura. Tutto è sparso sul pavimento. Un pensiero a forma di mosaico.

Al centro un biglietto: Questo è quello che sono.

Lo raccoglie: se lo strofina tra i capelli, sotto il mento.

 

– – –

 

Non c’è nessuno nella stanza. Non c’è più: ora è nella sua stanza.

Sorride.

Qualcosa manca. Nelle cose che non rompe più, nel suo sguardo che non sente.

 

– – –

 

Odia bussare.

Odia aprire.

Scatta la serratura: di che colore sono i tuoi occhi?

  • Qui?
  • Qui c’è il sudore dei tuoi capelli.

 

 

 

|Mosaico

Ispirata a Mulberry — Skirt, vincitore del Vimeo Award 2012 per la sezione Fashion

Che porti nelle tasche?

Pietre, pare.

Cammina il rumore con te,

ti sobbalza accanto.

.

Vuoto

_limitrofo al tuo corpo.

Fin quando i miei occhi

[fessura della serratura]

 .

Ricordare a memoria

le geografie delle tue

cose_meschine.

(così solo potrei

metterti in disordine)

 .

Tutto è stato ordinato

per dimensione, colore, struttura.

[Di che colore sono i tuoi occhi?]

Tutto è sparso

[I miei occhi sono qui]

_a terra.

 .

Un pensiero a forma di mosaico.