|La trasparenza_Le città invisibili

“Nel seme della città dei giusti sta nascosta a sua volta una semenza maligna; la certezza e l’orgoglio d’essere nel giusto – e d’esserlo più di tanti altri che si dicono giusti più del giusto – fermentano in rancori rivalità ripicchi, e il naturale desiderio di rivalsa sugli ingiusti si tinge di smania d’essere al loro posto e far lo stesso con loro”. (Le città nascoste. 5)

.

Mi hai odiato a fondo

per averti chiesto coraggio.

.

Non so tutt’ora

se era per proteggerti

dalla mia volatile furia

.

o dalla medesima tempesta

che ti sembrava l’uragano:

la delusione che ti ha ferito.

.

Non hai capito

che chiederti la trasparenza

era il mio sogno, assurdo e innocente,

di capirti senza sforzo – senza sbagliarmi,

come succede quando il vetro è appannato.

.

E te ne vai – senza dirmelo.

 

|Amistà_Le città invisibili

DSC_8724 (2)

Succede pure che rasentando i compatti muri di Marozia, quando meno t’aspetti vedi aprirsi uno spiraglio e apparire una città diversa, che dopo un istante è già sparita. Forse tutto sta a sapere quali parole pronunciare, quali gesti compiere, e in quale ordine e ritmo, oppure basta lo sguardo la risposta il cenno, basta che qualcuno faccia qualcosa per il solo piacere di farla, perché il suo piacere diventi piacere altrui: in quel momento tutti gli spazi cambiano, le altezze, le distanze, la città si trasfigura, diventa cristallina.”(Le città nascoste. III)

.

Stare in verticale su una nuvola,

preoccuparsi solo di non farti paura

_ a te

che dal silenzio sali.

|La maniera stanca_Le città invisibili

7

  1. “L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà” (Prologo II)

Ho cantate

le pazienti estremità

di fili – piume, capelli, pause –

.

e non ho trovato la maniera

di fingermi morta per evitare l’attacco,

come le prede che sanno odorare

il pericolo.

.

Mormorano

i merli innamorati

_e sorridono. Non io.

Non migrerò di giardino in giardino

per la stanchezza di cominciare a metà.

.

La cascata da sola non risale

– a meno di rianimare il mondo.

.

|Riversare_Le città invisibili

Pensare come

Essere al di là di quello schermo d’umori che il suo sguardo voleva giungere: la forma delle cose si distingue meglio in lontananza”.(Epilogo IV)

Pensare come un miope

è roba d’altri.

.

Le lenti vedono bene

da lontano.

.

Non io, ma

poco importa.

.

Sono le cose

stupide e impossibili

_le forme sfocate

di colori sbiaditi.

.

Io voglio vedere

la voglia quadrata

di una qualsiasi visione

_riversarci su

un sommesso pianto.

.

17

“Sospesa sull’abisso la vita degli abitanti di Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge”. (Le città sottili.5)

Sono le mani che senti,

lo svanire delle forze alla fine dello sterrato

_ finita la porpora e le danze,

stasera (e mille mille altre ancora).

.

Quante altre, quanto ancora

.

_Allora, se riconoscerai i volti

non saranno del tutto di là dalla cortina.

Potrai ancora salvare i cocci e le manie

che furono amiche.

.

Sventolano calze sdrucite

dai fili del tram

_penzolano sospettose:

credo sospirino.

|Devotamente_Le città invisibili

DSC_1385 (2)

La menzogna non è nel discorso, è nelle cose” ( Le città e i segni.3)

Camminava per la strada

un’idea, sola, nel suo divenire cosa.

.

Era per risplendere

muta e vestita solo di se stessa.

Peccato che eresecolimillenni prima

una coccinella invidiosa,

picchettando con le zampine

sulla retina del viaggiatore,

aveva costruito – scaltra –

innumeratinnumerabili sistemi di lenti.

.

Una devota processione d’inganni

come i puntini sulle i.

.

14

Forse del mondo è rimasto un terreno vago ricoperto da immondezzai, e il giardino pensile del Gran Kan. Sono le nostre palpebre che li separano, ma non si sa quale è dentro e quale è fuori”. (PrologoVII)

A chi del dubbio cartesiano

(che diavolo vuol dire esistere

dentro e fuori?)

è stato lasciato

il punto di domanda?

.

Le cose belle dicono

guardami

quelle terribili dicono

inchinati

.

come a quasi tutti

gli altri mortali.

|I popoli di catapecchie_Le città invisibili

DSC_3038

“E’ solo dell’arco che mi importa. Senza pietre non c’è arco”. (Epilogo V)

Dicevano – le celeberrime –

che non c’era da aspettarsi nulla

da quelle pezzenti

– le dodicimila straccione al fiume –

che il dio aveva dannato a fare le lavandaie.

.

Ma morirono le pecore,

il termine delle stirpi,

– e tutto quanto ne sarebbe seguito

sfiorò le menti di cristallo imputridite:

la distinzione tra le idee venne meno

– caddero il diluvio universale e le veneri dai loro troni.

.

Lasciarono i fati

intatti gli armenti,

il fiume – e i popoli di catapecchie.

.

DSC_2620

E ascolto dalla tua voce le ragioni invisibili di cui le città vivevano, e per cui forse dopo morte, rivivranno” (Le città nascoste)

Mi devi insegnare

– tu, menestrello di malaffare –

l’unica cosa che non ho mai afferrato

durante il grande volo migratorio delle idee,

dalla speranza alla maturità.

.

Cantami i passi della danza antica

che ballano i veterani prima della gattabuia

che spiega, nella notte, come fuggire

.

mentre si muore

in guerra, ridendo.

|I venti propizi_Le città invisibili

DSCF6374

Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi”. (Epilogo finale)

A te, profeta che prevedi

acque e piogge

sui campi delle nazioni

chiedono i mortali

.

il peso del granello di sale

che, accanto a un raggio di luna,

un ululato e una rana,

.

cristallizza stasera.

.

dsc_9492-2

A forza di scorporare le mie conquiste per ridurle all’essenza, Kullai era arrivato all’operazione estrema: la conquista definitiva, di cui i multiformi tesori dell’impero non erano che involucri illusori, si riduceva a un tassello di legno piatto”. (Epilogo VIII)

Aver scandagliato i fondali,

le innamorate coincidenze degli astri.

Avere accanto memorie scritte.

Pallidi gesti di età ignote.

.

Io credo

tu possa sorridere

_ora.

.

Nel nitido delle punte d’avorio

vedo solo

l’armonia perfetta d’una vuota scacchiera.

|Madide di luce_Le città invisibili

In elementare desiderioQuesto volevo sapere da te: confessa cosa contrabbandi: stati d’animo, stati di grazia, elegie!” (Epilogo VI)

In

[elementare desiderio di capire cose morte]

stato di grazia

_mi componi

.

mi congeli nelle nuvole

pettini e trascini

il corpo e i mormorii

(nascosti soprammobili

su vetri sbeccati)

.

bruci i ghiacci

intorno

_ne crei di nuovi.

.

Frange rituali

su fronti

(madide) di luce.

.

5

“L’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti”. (Prologo II)

Ritrovarti

.

Perché lo so:

sei fuggito come una lonza

alla vista del primo doloroso,

.

(troppo candore, troppa allegria

troppa decenza di avvicinarmi anche così).

.

Doloroso e innocente punteggiarsi aereo

d’una terrena, acquea aurora.

|Per sopravvivere_Le città invisibili

TintinaI tuoi passi rincorrono ciò che non si trova fuori dagli occhi ma dentro, sepolto e cancellato” (Le città e gli occhi.4)

Tintinna

la suoneria dei biglietti stracciati

a lato di pareti – distrazioni e morsi.

.

Hanno smantellato tutti

i cartelli, gli snodi, i bivi e le follie:

ora siamo razionali:

la strada è una.

.

Noi fermiamo

– stiamo fermi.

.

Siamo adeguati: facciamo le file

laceriamo i pensieri

stiamo alla sorte

come la morte agli dei

– in poche parole.

.

Non ricordiamo nulla

– cerchiamo menzogne

insulti, maree per sopravvivere.

.

dsc_9216

Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia”. (Le città e il nome. V)

Salutare e non sapere

che nome abbia il tuo vicino

è privilegio di straniero

_strane le membra

che un pensiero ospitano:

la Luna lucente

è la nuova

città che ti appartiene.

|Segni_Le città invisibili

4.JPG

“La memoria è ridondante: ripete i segni perché la città cominci a esistere”(Le città e i segni,2)

Vedi ti ho creato così

ripetendoti di giorno in ora

identico tuttavia a te stesso

_ quale tu sei ed eri

nel tempo del tuo accadermi.

.

dscf6660

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. (Epilogo finale)

Avendo di te ricordo

mi imbarazza sentirti dire

parole di collera stanca: 

.

non me devi odiare

per il limite che ti sbarra dall’altra parte –

ma la stanchezza che brucia le funi.

  .

E non mi arrabbio della tua violenza

indifferenza verbale campata per aria –

  .

perché la scogliera non odia la mareggiata:

sa che anche lo schianto delle onde

è il mare.