Politica . 3

Permette?

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Modi stanchi da mercante scemo:

questi criminali comuni,

presidenti e re – morituri maturi

ma non troppo.

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Oppure peggio: le rotelle saltano

e stridono

a balzelloni e serpeggiando

fuori dalla testa, a rotoli

sugli antenati scettici.

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Piccoli Amleti sulla porta degli esclusi:

sto aspettando il mio.

Politica . 2

Long, long time

.

Tenetemi lontana

dalle stanze del potere:

mettere a dormire i morti

questo potrei fare alla frontiera.

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Ma non datemi nomi:

l’ombra accoglie senza fiati

– un tasso si inerpica

sul canto degli arbusti

è come un giglio fuori tempo.

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Troppa grazia

– se nessuno la guarda.

Politica . 1

Antigone

.

Non parleremo ancora

– e sarà troppo tardi

perché nessuno vedrà l’artefice

nella mano del caso,

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meno che il Maligno

– che son io, maledetta

prima del tempo e senza uso

.

come il fiore primaverile d’inverno:

il rammarico

delle nazioni reiette.

Elogio dell’assenza . 3

Cose leggere e vaganti

.

Parlami.

Ora che non temi più

la tristezza dell’universo

conta

perché, lo sai, la tua voce è infinita.

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Nell’ora che commuove la notte

non sottrarti alla mia mano:

le pieghe che ti velano il volto

sono nate dalla cenere

che ci adorna il capo

– e vola via.

|L’ uovo e il guscio_Tra il resto

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Da Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello

                                                                                                       Scena terza

LEONE Ah, triste cosa, caro mio, quando uno ha capito il giuoco!

GUIDO Che giuoco?

LEONE Mah… anche questo qua. Tutto il giuoco! Quello della vita.

GUIDO Tu l’hai capito?

LEONE Da un pezzo. E anche il rimedio per salvarsi.

GUIDO Se tu me l’insegnassi!

LEONE Eh, caro. Non è rimedio per te. Per salvarsi, bisogna sapersi difendere. Ma è una certa difesa… dirò, disperata, che tu forse non puoi neanche intendere.

GUIDO Come sarebbe, disperata? Accanita?

LEONE No, no, disperata, caro, nel senso d’una vera e propria disperazione, ma pur tuttavia senza neanche un’ombra d’amarezza per questo.

GUIDO E che difesa, allora, scusa?

LEONE La più ferma, la più immobile, appunto perché nessuna speranza più t’induce a piegarti verso una, sia pur minima, concessione ne agli altri né a te stesso.

GUIDO Non capisco. E la chiami difesa? Difesa di che cosa, se dev’esser così?

LEONE (lo guarda un tratto severo e fosco; poi, dominandosi e quasi riassorbendosi in una impenetrabile serenità) Di niente, in te, se in te riesci, come sono riuscito io, a non aver più nulla. Che vuoi difendere? Difenderti, io dico! Dagli altri, e soprattutto da te stesso; dal male che la vita fa a tutti, inevitabilmente; quello che io mi son fatto per lei indica di nuovo la vetrata, dietro alla quale suppone che Silia sia nascosta. tant’anni! quello che io faccio a lei, anche così del tutto isolato come mi tengo. quello che tu fai a me…

GUIDO Io?

LEONE Ma sì, inevitabilmente. Spiandolo negli occhi. Credi di non farmi nessun male tu? GUIDO (smorendo) Mah… ch’io sappia…

LEONE (per rinfrancarlo) Oh, anche senza saperlo, mio caro! Tu mangi carne, a tavola. Chi te la dà? Un pollo, o un vitello. Non ci pensi nemmeno. Ce lo facciamo tutti, il male, a vicenda; e ciascuno a se stesso, poi… Per forza! È la vita. Bisogna vuotarsene.

GUIDO Bravo! E che ti resta allora?

LEONE Contentarsi, non più di vivere per sé, ma di guardar vivere gli altri, e anche noi stessi, da fuori, per quel poco che pur si è costretti a vivere.

GUIDO Ah, troppo poco, scusa!

LEONE Sì, ma ti compensa un godimento meraviglioso: il giuoco appunto dell’intelletto che ti chiarifica tutto il torbido dei sentimenti, che ti fissa in linee placide e precise tutto ciò che ti si muove dentro tumultuosamente. Capirai però, che sarebbe molto pericoloso il godimento di questo lucido e tranquillo vuoto che ti fai dentro, perché, tra l’altro, rischierebbe di farti andare come un pallone su tra le nuvole, se tu non ti mettessi anche dentro, con arte e con perfetta misura, una necessaria zavorra.

GUIDO Ah, ecco! Mangiando bene?

LEONE Per ristabilire l’equilibrio; perché tu possa sempre, insomma, restare in piedi come quei buffi giocattoli, che tu puoi buttar come vuoi: ti restan sempre ritti per il loro contrappeso di piombo. Non siamo altro, credi. Ma bisogna saperselo fare, questo vuoto e questo pieno: se no, si resta per terra e nei più goffi atteggiamenti. Insomma, via, la salute è qui: trovare un pernio, caro, il pernio d’un concetto per fissarsi.

GUIDO Ah, no, no! Grazie tante! Non è per me! Non è per me davvero! E non è neppur facile!

LEONE Già. Perché non si trovano belli e fatti in commercio, questi pernii: te li devi fabbricare da te, e non uno solo: tanti! uno per ogni caso, e ben solido, perché il caso, che t’arriva spesso imprevisto e violento, non te lo schianti.

GUIDO Eh! ma quando t’avvengono certi casi, caro mio!

LEONE Ma perciò appunto la cucina! Che il caso ti trovi cuoco, è una gran cosa! Del resto, non è mai il caso… dico non devi mai guardarti dal caso, veramente. Scusa: che vuol dire il caso? Gli altri, o le necessità della natura.

GUIDO Appunto, che possono essere terribili!

LEONE Ma più o meno, a seconda di chi le subisce. E perciò ti dicevo! Tu devi guardarti di te stesso, del sentimento che questo caso suscita subito in te e con cui t’assalta! Immediatamente, ghermirlo e vuotarlo, trarne il concetto, e allora puoi anche giocarci. Guarda, è come se t’arrivasse all’improvviso, non sai da dove, un uovo fresco…

GUIDO Un uovo fresco?

LEONE Un uovo fresco.

GUIDO E se t’arriva invece una palla di piombo?

LEONE Allora ti vuota lei, e non se ne parla più.

GUIDO Ma perché un uovo fresco, scusa?

LEONE Per darti una nuova immagine dei casi e dei concetti. Se non sei pronto a ghermirlo, te ne lascerai cogliere o lo lascerai cadere. Nell’un caso e nell’altro, ti si squacquererà davanti o addosso. Se sei pronto, lo prendi, lo fori, e te lo bevi. Che ti resta in mano?

GUIDO Il guscio vuoto.

LEONE E’ questo è il concetto! Lo infilzi nel pernio del tuo spillo e ti diverti a farlo girare, o, lieve lieve ormai, te lo giuochi come una palla di celluloide, da una mano all’altra: là, là e là… poi: paf! lo schiacci tra le mani e lo butti via.

Postfazione

.

C’è chi ha,

al posto di una delle cinque dita,

un ago fine fine

per svuotare l’uovo di Pirandello

quando gli casca di mano

(è un’emozione particolare, un sentimento

dinamitico se lasciato intatto).

.

Come finiscono le storie senza impegno?

Non ho modo di saperlo,

se non che, pensando a chi

e a cosa, di solito non penso.

.

Non voglio perdermi

le gocce dolci del succo della pesca matura:

sono l’oro che mi tinge le labbra

quando ti desidero.
.

Quando il ventaglio si apre

e sventola lento nella calura,

io me ne sono già andata:

.

ti porto la salvia mentre rimesti

nella pentola – tra poco ceneremo.

 

 

|Qualcosa di semplice_Tra il resto

proposizioni-finali

.

Ho sognato di sapere

lavorare il legno

e di costruire un cavallo a dondolo:

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di lino vorrei le mie nozze,

di giallo il mio mattino,

di vetro il mio lavoro

e di carta spessa la mia memoria.

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Tutto il resto sono miracoli:

chi amo e mi ama

– e i fiori, che con il mare

mi fanno la grazia

di rendermi piccola piccola.

|Qualcosa d’inutile_Tra il resto

proposizioni-finali

.

Tra le dita mi scorre un’idea

che scrivo e riscrivo,

riscaldo e raffreddo,

come un rosario di chi, inesperto,

non sa veramente pregare.
.

Si tratta dell’amore

che noi animali umani

intrecciamo come nastri

– che non servono a nulla,

non per sopravvivere, non per vincere,

non per rimanere né respirare.

.

Come il profumo del gelsomino,

c’è, però, una tinta

che avvolge il capo nel sonno

dei bambini che dormono:

è il volere disperato – e ingiustificato –

di uno spirito che parli plurale.