In memoria di Pier Paolo Pasolini

PPP per me è stato il battesimo del fuoco – o meglio: del sangue. La prima voce poetica che non si esauriva in ciò che conoscevo o potevo immaginare, ma mi parlava di tutto quanto io non conoscevo né osavo inventare.

Voglio ricordarne la stoffa intellettuale con una poesia letta dalla sua voce, in cui mi riconosco pienamente, poiché anch’io – che non so far altro che generare futuro (ricercando, pensando, sperando) – sono una forza del passato.

|Introduzione_Remiganti

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Lacci

Strada di campagna, con albero.

È sera.

Estragone, seduto per terra, sta cercando di togliersi una scarpa. Vi si accanisce con ambo le mani, sbuffando. Si ferma stremato, riprende fiato, ricomincia daccapo.

Entra Vladimiro.

Estragone (dandosi per vinto) Niente da fare.

Vladimiro (avvicinandosi a passettini rigidi e gambe divaricate) Comincio a crederlo anch’io. (Si ferma) Ho resistito a lungo a questo pensiero; mi dicevo: Vladimiro, sii ragionevole, non hai ancora tentato tutto. E riprendevo la lotta. (Prende un’aria assorta, pensando alla lotta. A Estragone) Dunque, sei di nuovo qui, tu?

Estragone Credi?

Vladimiro Sono contento di rivederti. Credevo fossi partito per sempre.

Estragone Anch’io.

Vladimiro Che si può fare per festeggiare questa riunione? (S’interrompe per riflettere) Alzati che t’abbraccio. (Tende la mano a Estragone).

Estragone (irritato) Dopo, dopo.

Silenzio.

Da Aspettando Godot Samuel Becket

|Introduzione_Labirinto

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Berlino, novembre 2013 

 Labirinto

– e ora qualche passo
da parete a parete,
su per questi gradini
o giù per quelli,
e poi un po’ a sinistra,
se non a destra,
dal muro in fondo al muro
fino alla settima soglia,
da ovunque, verso ovunque
fino al crocevia
dove convergono
per poi disperdersi
le tue speranze, errori, dolori,
sforzi, propositi e nuove speranze.

Una via dopo l’altra,
ma senza ritorno.
Accessibile soltanto
ciò che sta davanti a te,
e laggiù a mo’ di conforto,
curva dopo curva,
e stupore su stupore,
e veduta su veduta
Puoi decidere
dove essere o non essere,
saltare, svoltare
pur di non lasciarsi sfuggire.
Quindi di qui o di qua
magari per di lì,
per istinto, intuizione,
per ragione, di sbieco,
alla cieca,
per scorciatoie intricate.
Attraverso infilate di file
di corridoi, di portoni,
in fretta, perché nel tempo
hai poco tempo
da luogo a luogo,
fino a molti ancora aperti,
dove c’è buio ed incertezza
ma insieme chiarore, incanto
dove c’è gioia, benché il dolore
sia pressoché lì accanto
e altrove, qua e là,
in un altro luogo e ovunque
felicità nell’infelicità
come parentesi dentro parentesi,
e così sia,
e d’improvviso un dirupo
un dirupo, ma un ponticello
un ponticello, ma traballante,
traballante, ma c’è solo quello,
perché un altro non c’è.
Deve pur esserci un’ uscita,
è più che certo.
Ma tu non la cerchi,
è lei che ti cerca,
e lei fin dall’ inizio
che ti insegue
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua
fuga, fuga –

Wisława Szymborska

|Milano_ Introduzione

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Milano

 Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio

villeggiatura. Mi riposo in Piazza

del Duomo. Invece di stelle

ogni sera si accendono parole.

Nulla riposa della vita come 

la vita.

Umberto Saba

 

 

Nell’angolo periferico di un’anima grande voglio stare a osservare climi e cataclismi.
Perchè nel tempo che manca io vedo il contrario dei “non ora non qui”.
Un prato al sole oltre la riva del canale o il grigio marciapiede: una mia – forse – patria.